Metamorfosi del Nautilus si colloca all'interno della serie Ecosistemi della Mente, mettendo in relazione la struttura logica e l'immaginazione. L'opera si presenta come uno spazio costiero di chiara matrice metafisica, dominato dal rigore lineare della linea d'orizzonte e della battigia che incarna l'ordine naturale e una quiete apparente. Tuttavia, questa stabilità compositiva viene scardinata da elementi biomorfi e trasformativi: la monumentale figura di una creatura marina il cui corpo accoglie, assimila e fonde in sé le spirali geometriche del nautilus e di altre strutture fossili, che irrompono sulla scena spezzandone la staticità.
In questo scenario sospeso, il rigore compositivo incontra l'imprevedibilità del sogno. Le conchiglie incastonate nella materia pittorica, custodi di perfette simmetrie matematiche e biologiche, introducono la dimensione del tempo profondo, dell'evoluzione e del mutamento all'interno di un luogo altrimenti immobile. Attraverso questo forte dualismo visivo, la tela non descrive più una spiaggia reale, ma si fa paesaggio interiore; la pittura diventa così uno spazio di riflessione in cui il pensiero prende forma visiva, invitando l'osservatore a varcare la soglia visibile delle cose per interrogarsi sulle forze invisibili che trasformano la realtà.