L’opera è composta da 5 persone predisposte in maniera particolare: il protagonista centrale, che assume e prende posizione nella scena, mentre le altre fanno da contorno e sono disposte in modo semicircolare. Due sono in primo piano, il protagonista è centrale, e le altre due persone sono un po’ più indietro.
Sperimento con soli due colori: bianco e nero; sviluppando tratti particolari che variano dall’acquarello, sfumato e texturizzato e utilizzando una sola tecnica: l’acrilico. Tutto ciò è sviluppato su un materiale altrettanto insolito: il cartongesso, è quel pezzo che appartiene a qualcosa destinato a diventare più grande, come ad esempio una parete, e di conseguenza, una casa. Ho preso un pezzo che tutti noi possediamo, ma non c’è ne siamo mai accorti, di quante cose realmente sono nostre.
Le persone intorno sono estremamente in movimento; cercando di fermare un atto che sta per accadere, lo vedono, e colti dall’emozione, agiscono. Ma quello che non sanno, e che non fa differenza, nessuno potrà fermare quello che starà per accadere; nemmeno il protagonista. Dove difatti tenta di fermare questa forza inarrestabile, così potente e radiosa.
Quante volte ci siamo fermati ad ascoltare, a fermarci, a rimandare, a soddisfarci dell’abbastanza; a credere che quel vero potenziale, c’è lo diano, e lo rendono visibile, solo le persone intorno a noi. Ci ritroviamo fermi, stranamente bloccati.
Ma cosa succede se si smettesse di ascoltare, quelle voci, che tanto concediamo loro di esistere. A fare un passo, a iniziare quel qualcosa, a chiedere di più e forse scoprire quel nostro vero io, che tanto affidavamo agli altri di scoprirlo per noi e che c’è lo rivelino.
Tutto inizia a muoversi più velocemente, talmente tanto da non averne più atto o capacità di fermare il cambiamento. E quelle persone che affidavamo il nostro racconto, vogliono fermare tutto ciò, spinti da una particolare paura: la paura della crescita. Questa paura che ci trattiene in un’oscuro, che è stranamente confortevole. Ma la luce di questa inevitabile trasformazione, una volta innescata, è anche rivelatrice. È così bianca e potente, che svela quanto l’altro bianco fosse in verità una falsa versione di essa; ovvero queste persone pensano di essere in cambiamento della vita stessa che possiedono, ma realmente si auto convincono di una falsa credenza che tiene loro accecati e intrappolati in quella paura tanto comoda.
L’opera è intitolato “La crescita” ed è quella che siamo tutti noi chiamati a fare, senza che nessuno esprima la propria volontà di volerlo fare o meno.