Fantin ha coniato il termine "IPOMETAFISICI", suggerendo un livello di interpretazione che si nasconde sotto il velo dell’immagine, invitando a decifrare i messaggi nascosti tra le trame cromatiche e simboliche.
Al centro delle sue opere troviamo simboli fondamentali come acqua e cipresso. L’acqua, elemento universale e primordiale, rappresenta rinascita, rigenerazione.
Le rappresentazioni di acque allagate evocano fertilità, nascita e passaggi tra due mondi, esondazioni che travolgono e purificano, portando alla luce emozioni profonde e spingendo lo spettatore a riflettere sui limiti dell’esistenza, sulla fluidità del tempo e sulla mutevolezza delle identità.
Il cipresso, invece, è simbolo archetipico di mortalità e immortalità, di eternità e ciclicità. La sua presenza silenziosa e imponente funge da guardiano tra vita e morte, finito e infinito. La verticalità di questo albero si erge come un richiamo spirituale, un tentativo di elevarsi oltre il contingente per penetrare l’ignoto dietro il velo della realtà sensoriale. La tensione tra acqua e cipresso crea un paesaggio mentale e visivo di grande suggestione, dove l’elemento liquido si fa metafora delle emozioni più profonde e spesso incontrollabili, mentre il cipresso rappresenta la stabilità, l’immortalità dell’anima e la ricerca di senso oltre la dimensione terrena.