“CONVIVIALITY - THE LAST SUPPER” è un bozzetto preparatorio dedicato all'Ultima cena e, in quanto tale, un "non finito" perchè sarà dipinto nel tempo.
Si tratta della mia interpretazione de “L’Ultima cena” in stile iRenaissance.
La tela non ha bisogno di spiegazioni. Si ispira ovviamente alla visione del Maestro Leonardo Da Vinci e al suo punto più alto: l’aspetto psicologico che, in questa mia interpretazione ruota intorno alla presenza e al ruolo della tecnologia.
Rappresenta più comunemente le nostre cene, un momento conviviale dissuaso da devices poco evidenti a prima vista proprio per come ne siamo ormai assuefatti. E questa “normalità” isola in maniera travolgente la figura di Cristo, al centro di una composizione contestualizzata nella Loggia dei Mercanti di Maenza (per omaggiare l’associazione Passione di Cristo che gentilmente ha prestato i costumi di scena).
Tra gli apostoli intenti nei loro affari spicca Giuda che si sporge dalla tavola per scattare un selfie a Gesù e inviarlo, poi, ai soldati per farlo arrestare. È l’unico che volge lo sguardo al Messia (con taglio sottile degli occhi, appunto alla “traditora”) tra gli altri che non lo contemplano affatto!
Ma sono i dettagli che ci dicono di più su questa scena: il gioco di sguardi tra gli apostoli che rappresenta la fuggevole appartenenza al presente; i due bicchieri caduti che rappresentano il caos della fede a causa dei movimenti improvvisi di Giuda e Tommaso (l’apostolo in piedi a sinistra di Gesù), i due che mettono in discussione la fede; le mani di Gesù (una rivolta in alto e l’altra in basso) che rappresentano il potere divino “in cielo e in terra”; la veste di Gesù che tocca quella di Giovanni alla sua destra (per sottolineare il rapporto speciale che avevano) ma non quella di Tommaso; il vino presente nel bicchiere caduto di Tommaso ma non in quello di Giuda perché il tradimento, in ogni suo aspetto, svuota l’anima; e infine lo sfondo nel finestrone che rappresenta uno scorcio palestinese (ho immaginato che Gesù e i suoi apostoli si nascondessero all’interno delle mura perimetrali di una Gerusalemme spaventata dalla “diversità” di credo).
Gesù è isolato e solo con se stesso. Guarda fisso negli occhi l’osservatore andando oltre i confini della tela, oltre la bidimensionalità della stessa, cercando uno sguardo che possa capirlo, cercando l’attenzione di qualcuno che ascolti la sua parola. Uno sguardo magnetico che ci attira verso una scena che emotivamente ci respinge.
Una contraddizione, un rimbalzo emotivo che ci provoca e ci rende protagonisti della scena.