Due superfici che si cercano, si respingono e infine si completano.
“Continuity” è il tentativo di dare forma a ciò che non si interrompe mai: il flusso interiore, la tensione tra presenza e assenza, tra ciò che resta e ciò che cambia.
Le due opere non esistono separatamente.
Sono frammenti di un unico discorso visivo, dove segni, materia e vuoti dialogano in modo continuo, quasi inevitabile.
È una continuità non lineare, fatta di rotture, stratificazioni e ritorni.
Un equilibrio instabile che riflette la condizione umana: sempre in trasformazione, ma mai davvero disgiunta da sé stessa.