"The Autumn of Beetles" è una scultura in forma di calice, ma non invita alla celebrazione: piuttosto, al raccoglimento.È un oggetto liminale, dove la vita della natura e la memoria della materia si fondono in un equilibrio fragile.
La coppa, soffiata con gesto puro, resta volutamente semplice, trasparente, dai toni lagunari, quasi eterea — una camera d’aria sospesa. Ma è lungo il gambo che si manifesta il cuore dell’opera: una rete sottile di rami in vetro, intrecciati come nervature vegetali che si arrampicano verso l’alto, cresciuti dal gesto del fuoco.
Fusi su questi rami, emergono coleotteri lavorati con vetro antico ricco di manganese. Il loro corpo è compatto, opalescente, quasi metallico: sfumature che oscillano tra, ematite e rame brunito, mutando con la luce come se fossero ancora vivi. Ma sono immobili. Fossili di luce.Non sono posati, ma incastonati nella crescita stessa del vetro, come se la materia li avesse inglobati nel suo respiro.
"The Autumn of Beetles" non racconta la morte, ma il momento prima della scomparsa: quando le creature cadono leggere, silenziose, tra i rami, e il tempo le fissa nell’ambra del vetro.