Francesco Vianello (Venezia, 1960) da sempre porta avanti una viva passione per l’arte e la fotografia accompagnata da una grande curiosità che ha profonde radici familiari. L’elaborazione delle sue immagini parte da un vissuto, da un quotidiano passato rapporto con...
Read More
Francesco Vianello (Venezia, 1960) da sempre porta avanti una viva passione per l’arte e la fotografia accompagnata da una grande curiosità che ha profonde radici familiari. L’elaborazione delle sue immagini parte da un vissuto, da un quotidiano passato rapporto con lo zio restauratore e con i suoi archivi, con un’attività certosina e scientifica che conduce evidentemente alla scoperta del capolavoro. La possibilità di disporre di un ricchissimo patrimonio culturale proveniente dalle analisi stratigrafiche dei dipinti, quindi delle macrofotografie delle superfici millimetriche di pittura da cui è notoriamente possibile venire a conoscenza delle caratteristiche e dell’autenticità delle opere, guida Vianello lungo la sua ricerca incentrata sul colore e sull’immagine. Sovrapposizione, ricomposizione e associazione sono tre parole chiave che inquadrano perfettamente il lavoro dell’artista, con l’intenzione di rendere visibile e soprattutto riconoscibile sia ciò che già di per sé lo è – i particolari di un’opera d’arte preesistente – sia ciò che non lo è – la microsezione fotografata proveniente dall’archivio. Gli strati della pittura si sovrappongono ad opere antiche nell’unione di due mondi, trasportando lo spettatore in un altro vissuto che è confuso da atmosfere oniriche e colorate che modificano l’immagine. L’associazione tra figurazione e pigmenti di colore dona nuove sembianze rendendo contemporanea un’opera nota e datata che ora appartiene ai giorni nostri. Vianello usa liberamente il materiale che ha a disposizione attraverso l’elaborazione digitale dell’immagine, attraverso un processo che trova il suo apice a seguito di prove d’autore che pian piano raggiungono quell’equilibrio riportato alle sensazioni. I forti rapporti di ingrandimento della macchina fotografica utilizzata dal parente restauratore divengono una lente che apre altri orizzonti su particolari di opere realizzate nel passato, in un tempo continuo e ciclico che mai si interrompe. È così che le sezioni sottili segnano i visi, fanno scomparire pavimenti, interrompono scale e infuocano l’aria, giocando con la luce fino a trasportarci in sogni e incubi. La scientificità e la precisione di quelle sezioni impercettibili ad occhio nudo è qui materiale prezioso atto a modificare il passato, secondo un processo che con Vianello si dedica all’emozione, al sentire, all’abbandonarsi ad un’unione che spesso disgrega. Non ci è dato sapere a quale opera appartengano quei decimi di millimetri fotografati né probabilmente è di particolare interesse considerando la totalità del lavoro. Una verità che è assoluta è racchiusa entro quegli strati che ci hanno raccontato un’opera di cui ne hanno svelato l’autore e ne hanno resa manifesta la certezza o meno dell’originalità; l’artista si rapporta con questa verità e la rivela utilizzandola come in un collage. Se uno dei protagonisti della scena artistica del XX secolo, Mimmo Rotella, rappresentante del Nouveau Réalisme e della Pop Art internazionale, prelevava dai muri di Roma e incollava poi sulla tela pezzi di manifesti lacerati per strada rielaborandoli in seguito in studio, Francesco Vianello lo fa attraverso le sezioni sottili in cui il colore sembra costruire i famosi strappi della carta. Comporre, scomporre e sovrapporre per creare nuove atmosfere secondo una visione personale, a seguito di uno studio attento, un’elaborazione e alcune prove digitali che nascono con l’obiettivo di giungere ad una scelta, senza il famoso pentimento che caratterizzava i dipinti del passato. Una vena nostalgica ed una volontà di appropriazione del particolare, visibile solo a pochi fortunati restauratori, appartengono sicuramente al lavoro di Vianello che vive in una città, Venezia, che racchiude in sé malinconia e nobiltà. Il passato rifiorisce negli occhi di chi è riuscito ad andare in profondità, ad avere la fortuna di vedere per poi ricostruire oggi con una concezione del tempo eterna, con un trascorso che segna un altro trascorso e si eleva nell’onirico del presente.
Tra le mostre principali: Frammenti 2, Venezia, dal 12 al 30 novembre 2017; Frammenti, Venezia, dal 1 al 31 maggio 2017. Nel mese di luglio 2018 è inoltre uscita su Venezia Viva una recensione sul lavoro di Francesco Vianello scritta da Paolo Fabris.