I paint to remember, and I paint to let go.
My work stems from personal
experiences, from places I’ve passed through and moments I’ve lived,
which settle on the canvas as emotional layers.
I begin with everyday scenes: set
tables, meals, laundry hanging out to dry, familiar glimpses. Simple
moments, often overlooked, yet deeply charged for me. Through painting, I
try to capture the quiet presence of these fragments — places and
gestures that speak of life and relationships, even when they are empty
or already gone.
I don’t plan; I listen. I work by
subtraction: the composition takes shape as I go, guided by what lingers
from a memory or a feeling. Colors, shapes, and silences become
necessary gestures — sometimes wounds, sometimes caresses.
Mine is an independent practice, a
visual diary that’s non-linear but urgent. Each painting is a pause: a
suspended moment between what was and what no longer is.
Dipingo per ricordare, e dipingo per lasciare andare.
Il mio lavoro nasce da esperienze personali, da luoghi attraversati e momenti vissuti che si sedimentano sulla tela come stratificazioni emotive.
Parto da immagini quotidiane: tavole apparecchiate, pranzi, cene, bucati stesi, scorci familiari. Momenti semplici, spesso trascurati, che per me conservano un peso profondo. Attraverso la pittura cerco di restituire la presenza silenziosa di questi frammenti, che parlano della vita e delle relazioni, anche quando sono vuoti o già finiti.
Non progetto, ma ascolto. Lavoro per sottrazione: la composizione prende forma mentre dipingo, guidata da ciò che resta addosso di un ricordo o di una sensazione. I colori, le forme e i silenzi sono gesti necessari: a volte ferite, a volte carezze.
La mia è una pratica indipendente, un diario visivo non lineare, ma urgente. Ogni quadro è una pausa: un momento sospeso tra ciò che è stato e ciò che non c’è più.