Ogni mia opera è una spedizione verso l'ignoto. Intendo l’arte non come pura forma, ma come atto di ascolto profondo: un processo di svelamento che trasforma il vuoto in autenticità. La mia ricerca rifiuta uno stile rigido che mi identifichi...
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Ogni mia opera è una spedizione verso l'ignoto. Intendo l’arte non come pura forma, ma come atto di ascolto profondo: un processo di svelamento che trasforma il vuoto in autenticità. La mia ricerca rifiuta uno stile rigido che mi identifichi come un marchio; credo invece nell'onestà della sperimentazione, lasciando che sia l'opera stessa a richiedere il proprio materiale, spaziando dalla grafite al bronzo, dal plexiglass alla creta.
Il mio passato da architetto e da docente non è un capitolo chiuso, ma l'essenza stessa del mio fare: ho sempre progettato spazi come gusci per l'anima e oggi continuo a farlo attraverso opere concepite come "Architetture di risonanza emotiva", luoghi di incontro tra l'ascolto interiore e la materia.
Non produco oggetti da guardare, ma spazi tridimensionali o grafici da abitare con lo sguardo: frammenti di un’esistenza che preferiscono la profondità dell'essere alla superficie dell'apparire.