Marina Previtali nata a Milano nel 1960.
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano alla Scuola di
Pittura di Purificato e Terruso. Dipinge soggetti relativi alle grandi aree metropolitane. Vive e lavora a Milano. Le sue opere si trovano presso collezioni private e pubbliche. Hanno scritto di lei: Rossana Bossaglia, Stefano Zuffi, Alessandro Riva, Maurizio Sciaccaluga, Alessandra Redaelli, Flaminio Gualdoni, Raffaele De Grada, Mario De Micheli, Carolyn Reeve, Alessandra Quattordio, ecc...
Tra le numerose esposizioni segnaliamo:
Premio Internazionale Lubiam, “Guttuso e i giovani”
Sabbioneta (MN), segnalata da L. Carluccio;
Primo premio “Accademia Brera Lions Club”. Galleria
Vinciana, Milano;
Premio San Carlo Borromeo, Regione Lombardia, Museo
della Permanente, Milano. A cura di M. De Micheli, G. A. Dell’Acqua, R. De
Grada;
Mostra Galleria d’Arte Cortina, Milano;
Iª Biennale Giovani Postumia, Museo d’Arte Moderna,
Gazoldo degli Ippoliti (MN), segnalata da Rossana Bossaglia;
Mostra “La piega e il doppio”,
Giovane Arte Contemporanea, a cura di C. Sini,
E. Di Raddo, A. Quattordio. Spazio Tempo Nord, Milano;Rassegna “Giovane Arte Contemporanea” Cascina
Grande, Rozzano a cura di Elena Di
Raddo;
Mostra
Famiglia Artistica Milanese, MI. a cura di Rossana Bossaglia.
Mostra
Galleria Prospettive d’Arte, Milano a cura di Alessandro Riva;
Femminile plurale, Palazzo Biffi Arte, Piacenza a
cura di Alessandra Redaelli
Quartieri di poesia, Urban Center Milano, Galleria
Vittorio Emanuele II, a cura di Maurizio Cucchi
Dialoghi di Milano, Galleria Previtali arte
contemporanea, a cura di Flaminio Gualdoni Urban Sceneries di Flaminio Gualdoni dal catalogo Dialoghi di Milano di Marina Previtali Previtali ... scruta il suo autobiografico sentirsi abitante della città in quanto
membro della
civitas, la comunità
consapevole di se stessa, e insieme come individualità continuamente
straniata, in una complessa trama sentimentale sempre in bilico tra
intendimento di Milano come luogo dell’anima e sospetto che i suoi luoghi altro
non siano che
sceneries, scenografie
di solitudine irrevocabile. L’artista si ritrova nel dipingerla, Milano, affidando alle
materie aspre, alle pennellate materiate, ai soprassalti energetici del gesto,
lo
stream affettivo e di pensieri che
la anima. Che sia un “a tu per tu” è detto dalla totale assenza della presenza
umana. Certo, è una tradizione ormai di genere, l’evidenza snudata dei luoghi,
almeno da Charles Sheeler in poi: ma qui non è in gioco la fascinazione
dell’architettonico, la condizione ammirata dell’artificio del costruire, bensì
l’anima dei luoghi, un vedere, un esserci che si vorrebbe partecipe ma che si
ritrova come distanziato irrevocabilmente, come una presenza còlta e subito
perduta. Solo la pittura può rendere questa condizione, il cui
paradigma mimetico, pur mantenendosi saldo, si carica di brividi emotivi, d’una
concentrazione meditativa profonda e continua: si chiede più come guardare che cosa.
Questo è il fascino sottile dei dipinti di Previtali, la loro vera
raison d’être.