Giuseppe Luigi Mannucci (Josè Luis Mannucci Marcos) nasce a Madrid (Spagna) il 1 Aprile del 1947 da padre fiorentino e madre madrilena.
1950, con i genitori si trasferisce in Italia all'età di 3 anni
Per poter frequentare l'asilo e intraprendere gli studi obbligatori alla scuola pubblica, la legge gli impone di rinunciare al nome originale e a uno dei cognomi, pena l'accesso all'istruzione.
Iniziate le scuole elementari si distingue per le sue abilità nel disegno a mano libera, vincendo un'enciclopedia in un concorso di ventitré giovani partecipanti.
Sin dai primi anni comprende di non voler essere allievo di nessuno, convinzione che rimarrà costante in tutto il suo percorso. E infatti autodidatta nelle arti pittoriche, nella scultura, nell'oreficeria, nella musica, fotografia e letteratura.
Non si tratta di una forma di orgoglio ma bensì di semplice difesa della propria identità artistica, per poter espletare appieno le proprie idee e non diventare, dunque, copia sterile di un qualche insegnante.
1958, con la macchina fotografica del padre realizza le sue prime fotografie, ma nonostante i buoni risultati non abbandona il disegno e studia i grandi maestri dell'arte pittorica dei primi del 900, sempre coerente alle sue idee.
1962 si costruisce una chitarra, la tecnica lasciava a desiderare, ma poi gli regalano una chitarra vera, continua nel suo non voler avere insegnanti, diviene autodidatta fino a creare con altri amici un gruppetto musicale. Nel frattempo entra come apprendista in una fabbrica di argenteria vicino a Firenze, nell'ora di pausa avendo idee e buona mano disegna nuovi modelli di candelieri e portafrutta, il datore di lavoro vedutolo gli commissiona vari modelli dietro compenso. Sentitosi sfruttato cessa e continua il suo iter.
1963, alternandosi tra musica e fotografia, esperimenta l'uso le tempere rifinite a cera per poi passare alle tecniche miste e infine alla pittura ad olio. Il gruppo musicale prendeva troppo
tempo
tra le prove e le molte serate anche con gruppi di spessore.
1965, nei ritagli di tempo esperimenta nuove tecniche fino a bruciare le tele, talvolta sceglie l'acrilico con tinte fluorescenti per la realizzazione di poster inediti e originali, su
commissione di un negozio.
1967, dopo l'alluvione del 1966 si ritorna alla quotidianità. Josè Mannucci si avvicina al genere la parte cromatica, non disdegna il piacere di saperne di più.
1970, cessa la carriera con il gruppo musicale e inizia una nuova attività in un azienda come disegnatore di modelli di scarpe e borse destinate agli Stati Uniti. Sempre nello stesso periodo, gli viene commissionato un quadro da esporre nel bar in via del corso "La Tazza d'oro" per richiamare il turismo. Il fatto riuscì, eseguì la "Gioconda" di Leonardo con la variante, anziché appoggiata al bracciolo sta appoggiata al bancone del bar corredato di piattino cucchiaino e zuccheriera in vetro,
bevendo un caffè fumante. Il quadro fece scalpore sia tra le foto che i turisti scattavano e le persone che andavano a consumare. Alcuni erano positivi per questa forma di arte, mentre altri tra cui dei direttori di banche vicine asserivano che era un offesa all'arte stessa, il fatto fu molto positivo ma purtroppo dopo due anni circa il quadro fu rubato senza lasciare tracce durante delle opere di risanamento del locale.
1975, un'altra svolta nell'arte, una nuova occupazione: vetrinista soggettista per diversi negozi del centro fiorentino. Lo ritiene uno dei lavori più interessanti per chi abbia voglia di creare, sia attraverso la morbidezza delle pieghe dei tessuti, sia attraverso soggetti adattati o ricreati per la circostanza, raccontando attraverso le forme.
1976, il passo verso l'oreficeria è assai breve. Inizia creando una serie di cere barocche per fibbie montate su cinture di velluto da presentare in una sfilata a Londra. Nello stesso periodo esegue 27 grafiche e 137 quadri in metallo pregiato, sbalzati a mano, raffiguranti grandi opere italiane e alcune visioni personali. Partecipa ad una serie televisiva su una rete locale, dove tratta di erboristeria.
Prepara su ordinazione di un negoziante sei bastoni da passeggio rifiniti con originali sculture in bronzo eseguite a cera persa. Un altro bastone viene realizzato per un orafo; anch'esso pezzo unico, viene firmato nella cera a confermarne l'autenticità: verrà ritrovato contraffatto qualche anno più tardi, con la firma limata.
1977, torna a Madrid per un esperienza artistica, approfittando di un periodo di stasi: visita ogni giorno il museo di storia naturale e sotto l'occhio indagatore dei guardiani, armato di blocco da disegno e matita, copia il 70% dei gioielli maya e aztechi presenti nelle sale, compresi i monili assiri babilonesi.
Ritornato a Firenze scompone i vari disegni creando così modelli dalle forme nuove, pensati per una realizzazione in oro e pietre sintetiche.
Per la prima volta si rivolge all'arte di lavorare il cuoio amalgamando modelli il pelle e argento. Non abbandona, però, il lavoro di vetrinista.
1978, partecipa a diverse manifestazioni artistiche. Dopo molte insistenze, decide di accettare le proposte ricevute ed apre una personale esponendo per la prima volta in una galleria a
Prato; vista la novità della tecnica e del genere presentato, la mostra viene protesa per altri 10 giorni. Lo stesso anno espone a Milano affiancando le opere del pittore Paolo Tasso. Lo stesso anno riesce a inseriesi in una collettiva alla Galleria di Arte Moderna di Sbrana con un pezzo intitolato "la femminista" incontrando critiche favorevoli, in quel periodo partecipa a una rassegna di Arte Sacra alla chiesa di S. Lorenzo a Firenze con il pezzo "L' Apocalisse" un tema che verrà trattato nel corso degli anni, il quadro ritenuto importante verrà collocato in un punto preminente nella basilica.
1979, in aprile consegna un'opera grafica ad un professore di un liceo artistico fiorentino, conosciuto sul treno nel tragitto per Milano. Quest'opera verrà poi presentata ad una mostra a Città del Capo, essendo definita con il termine di "fusionismo": la rappresentazione di una fusione tra uomo e macchina, che non ha però la sua identità nell'immagine del robot. 1979, a settembre decide di partire nuovamente per Madrid, dove rimarrà per un lungo periodo, compiendo numerose esperienze e acquisendo conoscenze utili per il proprio percorso artistico.
Dei registi spagnoli gli commissionano dei bastoni da passeggio, dei pezzi unici in argento massiccio. Questa occasione gli apre le porte degli studi televisivi di Madrid, dove conosce un agente artistico che lo introdurrà concretamente nell'ambiente, permettendogli numerose mostre di pittura. L'artista inizia a scrivere riguardo alle proprie esperienze, cosa che gli sarà utile più avanti.
Proseguono i suoi studi: conosce la storia spagnola inerente al periodo dell'invasione delle Americhe, legge le poesie di Garcia Lorca e di Carrera Andrade. Crea dei bozzetti con tematica il genocidio degli Indios compiuto per mano del governo spagnolo, ponendo così le basi per la futura mostra personale. Provò grande soddisfazione quando questa venne allestita proprio in casa di uno degli uomini più sanguinari, colpevole di numerose morti innocenti: era la casa di Pizarro e la mostra era totalmente contro di lui. Crea su commissione un bastone da passeggio con l'impugnatura in bronzo per un famoso regista spagnolo.
1980, dopo aver realizzato un' opera ad olio in memoria di John Lennon, iniziò a mettere su tela le poesie di Lorca e Andrade: un andare oltre la poesia fatta di parole attraverso una poesia visiva, cosa che riscontrò numerosi consensi. Ancora oggi le opere sono presenti in vari comuni.
1981, continuarono le esposizioni nella regione spagnola dell' Estremadura fino al 1982, anno in cui l'artista ritornò a Firenze arricchito dalle numerose esperienze compiute e dai molteplici personaggi incontrati nel percorso.
1983, dopo una pausa di riflessione, si rivolge alla fotografia. Sente la necessità interiore di creare le stesse sensazioni della pittura attraverso l'obbiettivo, ricercando soggetti, sperimentando sulle trasparenze di cristalli e su oggetti inanimati. In seguito si rivolse an alla ritrattistica in bianco e nero e alla ripresa di vedute naturali. Solo saltuariamente ese bozzetti grafici o qualche quadro macchiaiolo su ordinazione.
1987, sceglie di dedicarsi quasi completamente alla fotografia e alla pittura, accantonando l'oreficeria e la musica. Su commissione esegue un quadro che rappresenta una colazione "el desajuno" per un bar del centro, dallo stile futurista con tracce cubiste. Su commissione esegue un bastone da passeggio raffigurante un quadro del maestro Giorgio de Chirico
"Ettore e Andromaca" in bronzo presentato alla mostra di Tokio alla mostra internazionale
"falsi d'autore" dal suonuovo proprietario un famoso medico di Firenze.
1988 - 1998, niente di invariato. Compresa l'importanza delle nuove tecnologie emergenti, segue un corso informatico che gli permette una maggiore dimestichezza nell'uso di vari programmi. Questo lo sprona a creare quadri virtuali, che deciderà di esporre solo in un secondo momento.
2000, aumenta l'attività fotografica grazie all'utilizzo delle prime macchine digitali, benché per la foto d'arte continui con macchina analogica. Esegue il primo "book" su commissione.
2003, ripresi in mano gli appunti precedentemente raccolti, compone un romanzo semi-autobiografico, la cui conclusione sarà ripetutamente ostacolata.
2007 - 2009, partecipando a concorsi fotografici ottiene molteplici successi, viene insignito di premi e menzioni da parte dei Fratelli Alinari. Finalmente può pubblicare il suo primo
hibro.
2010, si dedica alla scrittura di una seconda opera, seguito del precedente, attualmente non ancora pubblicata. Vince il primo premio a un concorso fotografico in Puglia, con il tema le canzoni di Lucio Battisti in fotografia.
2011 espone una mostra fotografica al "Nabucco" a Firenze. Dona un opera al famoso bar nel centro di Firenze fucina del Futurismo "Le Giubbe Rosse" in piazza della Repubblica titolo dell'opera è "l'intrusa", in mostra permanente. 2012, è in atto la stesura del terzo componimento continua con la fotografia, cercando e sperimentando nuove tecniche.
2013,espone a Firenze alla Galleria d'Arte Contemporanea 360 in via del Prato con 5 delle ultime foto " Street light" conseguendo una intervista inserita poi sul Web. 2014, presenta un opera a Mora di Toledo, il "Futurismo" in Spagna.
2015 si trasferisce a Rimini dove lavora attualmente.
2016 una nuova mostra personale a Rimini alla Galleria Soleri in pieno centro. 2017 continuano le personali a Santarcangelo, presenta in mostra permanente 4 pezzi nel bar sport a Miramare di rimini.
attualmente si sta preparando per una mostra a Rimini nel 2018.