Mantovana di origine, vive e lavora tra Como e Milano. Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, matura significative esperienze professionali come scenografa in ambito teatrale, cinematografico e televisivo. Realizza anche diverse produzioni pubblicitarie (Bulgari, Adidas, Sony Playstation,…) e...
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Mantovana di origine, vive e lavora tra Como e Milano. Diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, matura significative esperienze professionali come scenografa in ambito teatrale, cinematografico e televisivo. Realizza anche diverse produzioni pubblicitarie (Bulgari, Adidas, Sony Playstation,…) e video musicali. Per conto dello studio Franca Soncini cura gli allestimenti di varie sfilate di moda per Milano Collezioni nonché di alcune conventions, tra cui Beiersdorf S.p.A, Kurt Salmon Associates e Finmeccanica.Dal 2002 collabora stabilmente con il teatro Out-Off di Milano e con il regista Lorenzo Loris, firmando gli allestimenti di varie opere tra cui: Le Serve di J.Genet, Finale di partita di S.Beckett, Terra di nessuno e Il Guardiano di H.Pinter (Premio Nazionale della critica 2011). Dal 2003 svolge attività di docente di Comunicazione Visiva, Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole statali superiori. Da sempre si dedica alla pittura. Nel 2004 da Milano si trasferisce a Como dove inizia ad esporre partecipando a diverse collettive. Nel 2011 vince il concorso nazionale WIA per le arti visive nella sezione pittura. Nel 2012 le viene così proposta la prima mostra personale presso lo Spazio Bresso Cultura-ex Ghiacciaie (Milano).L’ispirazione delle sue opere prende corpo da fatti di cronaca, da frammenti di immagini reali o sognate, da un vissuto più o meno recente oppure dell’adolescenza e dell’infanzia. Rappresenta uomini, luoghi, oggetti in uno stato di fragilità apparente, di rischio potenziale, sia questo anche il solo fatto di non lasciare nessuna memoria di sé. Nel suo lavoro utilizza il linguaggio pittorico servendosi di varie tecniche, ma soprattutto olio e acrilico, e ciò che sta alla base della sua ricerca è la rielaborazione dei diversi linguaggi visivi dentro la cornice secolare della pittura. Per fare ciò si serve di un archivio personale e mirato: fotografie, immagini tratte dalla televisione o da internet, illustrazioni da vecchie enciclopedie, vocabolari e manuali, ritagli di giornale.Nel 2015 partecipa alla mostra Specula all’Accademia delle Scienze di Varsavia e nel 2016 presso il Palazzo del Broletto di Como. In questa fase la sua ricerca parte dall’osservazione delle tavole grafiche di vecchi dizionari dove segni iconici lontanissimi per significato vengono messi insieme in virtù della loro vicinanza nel sistema alfabetico. Cosi scrivono di lei: “alle radici del linguaggio e all’ambiguità del segno dedica il suo lavoro Daniela Gardinazzi. In Emme indaga, seguendo un processo simile a quello del ricercatore, la natura della lettera “m” e le sue diverse valenze a seconda dei contesti linguistici in cui si trova. Ricordando lo spirito dadaista di Les mots et les images di Magritte, l’opera ripercorre il tema della natura ambigua del linguaggio verbale associando in modo sottilmente ironico parole del vocabolario alle immagini che sottolineano la distanza tra i significati cui la stessa radice fonetica può dare origine: mimosa e mina per esempio(Elena Di Raddo).”