Una pittura sospesa tra la densità della materia e l’energia del gesto, un artista capace di passare da una stesura completamente astratta alla riemersione del dato iconico, colori che esplodono e ardono mentre il disegno lascia le sue tracce sul supporto intrecciandosi al pigmento e alla plastica: l’opera di Vincenzo Cossari mostra con forza il marchio intenso di una ricerca febbrile diretta verso una nuova espressività.
Cossari si colloca infatti all’interno di quella linea della modernità che unisce l’Espressionismo a un certo Informale, in una concentrazione di indagini che si muovono intorno a un uso vigoroso della pasta pittorica che l’artista declina in senso tridimensionale servendosi anche di materiali extrapitttorici per aumentare il fermento e lo spessore tattile dei suoi lavori.
L’artista, in questo modo, dialoga anche con la grande storia, oramai secolare, del polimaterismo italiano e internazionale, che dal Futurismo in poi, ha visto gli artisti integrare le tecniche della pittura tradizionale con elementi industriali, meccanici, plastici o di recupero, sconfiggendo la dimensione dell’arte in quella della vita e arrivando a porre l’opera in una posizione di apertura verso l’ambiente e lo spazio esistenziale dello spettatore.
Cossari sceglie dunque di inserire tappi e bottiglie di plastica, combustioni e pigmenti in una brulicante tessitura dove la pittura si fa corrosa, erosa dal tempo e dal suo gesto dirompente, dove il colore intrecciato agli oggetti si brucia e si contorce come un grido doloroso nascosto nell’apparente festosità della realizzazione finale.
La struttura delle opere, la loro robusta scansione compositiva e il loro impianto costruttivo non sono però abbandonati alla casualità e all’impeto immediato della creazione, ma seguono un preciso percorso progettuale basato sul disegno, su un tratto che talvolta può essere sintetico e comporre un nudo con pochi segni di carboncino che ricreano intensamente il dinamismo e la vitalità della figura, o che, altre volte, può dialogare con la pittura, arricchendosi di elementi cromatici ottenuti da matite e pastelli, in un apparente caos di derivazione informale nel quale si fanno strada memorie di immagini, piccole figure che ricompaiono dalla tempesta del colore, come in oasi minime che fioriscono al centro del ciclone.
In altre occasioni, quelle stesse figure ritornano all’interno dei dipinti, in una stesura pittorica dove le pennellate e la materia danno forma al sostrato dove le immagini sembrano sorgere come fioriture in un terreno roccioso, con un espressionismo quasi caricaturale che dà un’intensità speciale ai volti dei personaggi che abitano nelle foreste materiche del pittore.
Per ampliare il suo interesse per l’ampliamento tridimensionale della sua opera, Cossari crea poi delle sculture dove la plastica viene usata quasi come terracotta tormentata dal fuoco, in un’esecuzione agitata e palpitante grazie alla quale l’espressionismo dell’artista trova dunque la sua forma espressiva attraverso le materie tattili che dialogano direttamente con lo spazio vitale dello spettatore.
La plastica, il colore, gli oggetti si fondono, si mescolano e si amalgamano così per diventare strutture astratte manipolate dalle fiamme o per ritrovare misteriose fattezze iconiche dove una bottiglia può diventare la figura giocosa di un piccolo viaggiatore con la valigia o di un guerriero con lo scudo, l’abitante di un mondo bizzarro e incendiato che Vincenzo Cossari ricostruisce costantemente attraverso le coordinate fantastiche e mutanti del suo universo metamorfico.
Testo critico di Lorenzo Canova: "Mondi Metamorfici".