Gloria Campriani - artista visiva -Sono nata a Certaldo, nel laboratorio tessile di famiglia, fin da bambina ho avuto un rapporto quotidiano con il filo, le rocche, i gomitoli, le macchine da cucire, è da questo retroterra che parte il...
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Gloria Campriani - artista visiva -Sono nata a Certaldo, nel laboratorio tessile di famiglia, fin da bambina ho avuto un rapporto quotidiano con il filo, le rocche, i gomitoli, le macchine da cucire, è da questo retroterra che parte il mio modo di “fare arte”. Ho lavorato per anni in aziende che collaborano con i migliori brand di moda internazionali. I miei primi maestri vanno, infatti, ricercati fra i designer, con i quali sono entrata in contatto durante la mia attività professionale. La familiarità con questi materiali, infatti, ha facilitato, sicuramente, la mia espressività e dopo un’analisi basata sul confronto di vari materiali, ho ritenuto il filo, per la sua capacità di rispondere sempre a tutte le mie esigenze, uno degli strumenti più idonei per le mie forme espressive. Le mie origini legate al filo mi impongono una particolare attenzione alla corrente della Fiber Art, da cui prendo ispirazione, nel concetto più contemporaneo del termine. La mia pratica artistica rifugge l’uso di strumenti tecnici e di schemi precostituiti: i filati si intrecciano senza telai, le forme si sviluppano senza vincoli, in un continuo divenire che riflette il fluire della realtà stessa. Evito tutto ciò che mi potrebbe impedire un rapporto diretto con la realtà. Recentemente, in una ricerca, ho scoperto che alcune modalità, da me adottate somigliano esattamente a quelle di un ragno. Il mio corpo con tutti i sensi è sempre l’elemento centrale, assorbo e trasformo tutte le sollecitazioni visive ed emotive attraverso la mia persona sia nella dimensione della ricerca più intima sia in quella pubblica delle performance che mi permettono di intrecciare, fuor di metafora, storia e natura, spazi e persone in modalità sempre imprevedibili. Le opere che ne scaturiscono spesso vengono da me rielaborate, riannodate e infine riutilizzate e disponibili per soddisfare nuovi bisogni. Seguo la filosofia dell’economia rigenerativa: riciclo, riparo, e riutilizzo la trama dandole una nuova vita. Un’arte effimera, soprattutto nel caso della performance, che vive nel momento e si nutre del rapporto diretto con il pubblico e lo spazio. Un processo vivo e mutevole, sempre aperto al dialogo con il mondo. Spesso a testimonianza di certe opere rimangono solo video o scatti fotografici che diventano opera essi stessi. Tratto il filo con quella confidenza maturata nel tempo, che in alcuni casi mi porta a tormentarlo fino a distruggerlo, per trarre dalla fibra l'essenza intima e vitale. Il linguaggio simbolico legato al filo è per me continua fonte di ricerca e filo per dar forma al mio pensiero. Il filo, infatti, nei miei lavori, appare spesso come modello di connessione e contaminazione. Metto a fuoco il comportamento umano in termini di interazione tra stati mentali e situazioni sociali immediate che porto avanti da anni attraverso un’incessante sperimentazione e ricerca come si può vedere dalle mie performance. Il filo, la trama, l’ordito, la rete, il telaio sono sempre stati usati come paradigmi esistenziali, immagini centrali nel racconto di miti e di fiabe e ancora oggi, nel nostro linguaggio l’immagine del tessere e del rammendare è utilizzata per visualizzare interventi di ricostruzione.
Aderisco a iniziative culturali che favoriscono la crescita anche all’interno delle scuole, aziende sanitarie (Asl), associazioni culturali e cooperative mettendo in relazione quattro campi: artistico, pedagogico, sociale e formativo. Partecipo a progetti che riescono a costruire e sviluppare una forte interazione fra cultura, istituzioni, imprese ed economia con l’obbiettivo di una crescita comune; senza mai che l’arte, mio principale obbiettivo e competenza, debba snaturarsi, sostituendosi con “altro”. La mia formazione passa attraverso lo studio delle lingue con soggiorni all’estero, la pedagogia, il teatro e l’arte frequentando corsi presso varie accademie incluso quello di anatomia presso l’Accademia delle belle arti di Firenze. Attenta alle mutazioni della società (anche attraverso le più innovative modalità di comunicazione), nel 2018, per approfondimenti sulla mia ricerca, frequento il corso di antropologia sociale presso l’Università di Siena.
Lavoro, da sempre, insieme ad artisti e ricercatori confrontandomi con la sperimentazione. Le mie collaborazioni con critici, direttori artistici e curatori hanno dato luogo a mostre personali e collettive presso vari palazzi istituzionali, università, musei, manifestazioni artistiche, gallerie d’arte e fiere.