Mi chiamo Saro Brancato (1951), mi sono formato a Brera negli anni ’70. Appassionato di cinema e collezionista di manifesti originali d’epoca, ho attraversato diverse fasi stilistiche:anni’80/90, paesaggi astratti in acrilico;anni 90/ le pitture tessili;anni 2000 pannelli in pvc stratificato,...
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Mi chiamo Saro
Brancato (1951), mi sono formato a Brera negli anni ’70. Appassionato di cinema
e collezionista di manifesti originali d’epoca, ho attraversato diverse fasi
stilistiche:
anni’80/90,
paesaggi astratti in acrilico;
anni 90/ le
pitture tessili;
anni 2000
pannelli in pvc stratificato, in stile neopop:
dal 2023 opere
in digital art.
Ho pubblicato un
libro con Sellerio e diversi articoli d’arte su Exibart, Artuu Magazine, Globus
Rivista, Malati di Cinema, Parole e Fogli d’arte.
Sto cercando di
esplorare le polarità estreme del linguaggio artistico, dall’astrazione con
risonanze emotive al figurativo contemporaneo, da opere in cui il valore
formale-compositivo è determinante ad altre che esprimono in maniera evidente
dei contenuti etici il cui significato l’osservatore coglie immediatamente come
fossero dei poster, mi dice Laura Slener.
Considerando
l’intero mio percorso artistico si può notare una linea di tendenza che conduce
a una progressiva smaterializzazione della mia produzione, la quale comincia
col ready made degli anni ‘90 e prosegue attualmente con l’arte digitale, dove
tendo a una sintesi tra arte tradizionale, tecnologia e contenuti di attualità,
spesso utilizzando un registro ironico.