Mi chiamo Miranda Biondi in arte Donnamiranda e sono art director e artista visiva con base a Milano. La mia ricerca nasce dall’intreccio tra formazione accademica nel design, esperienza professionale nell’immagine e un percorso personale di trasformazione fisica e interiore. Dopo gli studi in Design alla NABA ho lavorato nella direzione creativa e nel graphic design, affinando uno sguardo attento alla composizione, allo spazio e alla narrazione visiva, che oggi riverso nella pittura come forma più autentica di espressione.
Il corpo è il centro della mia pratica: lo considero un tempio vivo, forte e vulnerabile allo stesso tempo, in continuo cambiamento. Ho attraversato personalmente una trasformazione fisica profonda che mi ha insegnato a guardarmi con più cura e rispetto; questo passaggio ha ridefinito il mio rapporto con l’immagine e con la rappresentazione del corpo, portandomi a rifiutare modelli rigidi e idealizzati. Nei miei dipinti scelgo di mostrare corpi diversi, liberi, spesso in movimento, dove imperfezione e forza convivono e diventano materia pittorica.
Il gesto è istintivo e dinamico, il colore è carico e emotivo: uso campiture intense, contrasti e sovrapposizioni per restituire sensazioni più che somiglianze. Mi interessa catturare l’energia di un corpo che si allena, che si ferma, che respira, più che la sua descrizione anatomica; per questo le figure appaiono spesso sintetiche, sproporzionate, volutamente lontane dall’idea di “perfezione”. In ogni quadro cerco un equilibrio tra controllo e abbandono: la parte progettuale, l’impostazione della composizione, il dialogo tra pieni e vuoti, convive con la libertà del segno e con l’errore accolto come possibilità.
Questo lavoro si nutre quotidianamente anche del mio rapporto con lo sport e con il benessere. L’allenamento, la disciplina del movimento e la cura di sé entrano nel mio immaginario come pratica concreta di auto‑ascolto: il corpo non è un oggetto da correggere, ma un alleato da conoscere. Dipingere diventa allora una forma di allenamento parallelo, dove ogni figura è un esercizio di consapevolezza e ogni tela un terreno in cui misurare limiti, resistenze e nuove possibilità.
Attraverso questi corpi desidero proporre un’idea di bellezza radicalmente inclusiva. Mi interessa rappresentare ciò che spesso viene nascosto: la fatica, le cicatrici, le asimmetrie, i momenti in cui non ci sentiamo “giusti” dentro l’immagine che rimandiamo agli altri. Credo che condividere anche le fragilità, non solo la forza sia un atto politico e affettivo: è il primo passo per riconoscerci, trasformarci e stare meglio con noi stessi. Le mie opere vogliono essere spazi in cui chi guarda possa ritrovarsi, sentirsi accolto e, magari, concedersi uno sguardo più gentile verso il proprio corpo.
Per me l’arte è allenare lo sguardo ad amare il corpo così com’è: forte, imperfetto, in trasformazione. Rappresentare corpi liberi e vulnerabili significa creare immagini che non giudicano, ma aprono possibilità di identificazione e di dialogo. Questo progetto nasce dal desiderio di condividere un percorso personale, fatto di cambiamenti, insicurezze e conquiste e di trasformarlo in una narrazione visiva capace di motivare chi la osserva ad accettarsi un po’ di più.