Scultrice Desirée Pucci
Desirée Pucci, nata a Pietrasanta nel 1994, si diploma nel 2013 all'Istituto d'Arte Stagio Stagi. Autodidatta nella pratica scultorea, si distingue sin da subito per l'eleganza compositiva e la cura del dettaglio. Ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Giovani alla Biennale di Viareggio, il Premio Michelangelo Buonarroti, ed è stata ambasciatrice del Comune di Pietrasanta negli Stati Uniti per il “Magic of Marble Festival” in Alabama. Ha esposto in Francia, partecipazione a simposi e progetti di rigenerazione urbana, e ha completato tre opere pubbliche nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia; tra cui ScoglieraViva e Spazi Pubblici Palpitanti. Le sue opere vivono tra natura, memoria e spiritualità.
La mia passione per la scultura nasce, senza alcun dubbio, durante l'ultimo anno del mio percorso di studi presso il liceo artistico di Pietrasanta, indirizzo decorazione plastica.È lì che sono metodo entrare in che contatto con il Munari mi hadecisamente segnato ed è lì che il marmo mi ha scelta.imprescindibili della mia idea di arte. Mi affascinava il pensiero di trasmettere grazia e leggerezza a partire dalla rigidità e pesantezza di un blocco di marmo.Un contrasto incantevole, oserei dire sublime;Terminata la scuola ho deciso di coltivare questa mia “vocazione”, trovando la mia dimensione all'interno di una famiglia in cui l'arte è sempre stata protagonista. Le mie prime opere floreali hanno rappresentato per me una sfida;Seppur autodidatta ero deciso a raggiungere l'estrema eleganza e raffinatezza che ho ritrovato solo nei bassorilievi di Thorvaldsens.Si tratta di due elementi ei fiori mi sono sembrati il soggetto ideale per intraprendere questa fase sperimentale. Ho studiato ed esaminato le opere neoclassiche, la morbidezza e lo studio del contrasto tra luce ed ombra del già citato Thorvaldsens, di Canova e del conterraneo Guadagnucci.
Poi ho sentito il bisogno di un cambiamento e di vivere a pieno una fase evolutiva che mi spingeva oltre il mero aspetto estetico e che raccontasse ciò che sentivo nel profondo.La mia musa ispiratrice continuava ad essere la natura, lontana dalla società e immersa nei boschi che mi avevano vista crescere, entravo in una dimensione tutta mia, “Natura 2021” ha sancito decisamente il passaggio dalla mia fase sperimentale alla fase della crescita introspettiva ed ecco il distacco dal mondo floreale e l'approdo al mondo degli alberi.A testimoniarlo la compresenza dei fiori e della quercia, l'albero che più di tutti trovo affascinante.L'albero assume una particolare simbologia: è vita e linfa si dice che nel grembo di ogni donna sia sia albero descritto un ciclicamente si rinnova e cammina coi ritmi della luna. Trovo bellissima la morbidezza del legno modellata dalla natura, la maestosità degli alberi che rappresentano l'eternità, sostegno e riparo. I tronchi vuoti raccontano una storia e seppur siano apparentemente morti, in realtà continua a vivere accogliendo e dando protezione agli altri esseri viventi. La texture che caratterizza le mie opere non è una banale imitazione della corteccia, bensì una rivisitazione, una rielaborazione che ricorda le impronte digitali, quasi a prefigurare la fusione tra il mondo umano e la natura. Inoltre i miei tronchi vuoti raccontano la forza creatrice e distruttrice della natura. Adoro perdermi nelle selve, sfiorare i nodi ei buchi in cui l'occhio e l'anima si perdono.Amo accostare alle sculture basi di roccia delle nostre montagne per fondere concetto e materia.
I miei obiettivi futuri? Introdurre nelle mie creazioni le radici, elemento profondo che sta a indicare l'essenza dell'esistenza, l'attaccamento alle origini, l'inizio del tutto.
Amo il marmo, lo sento il mio elemento e curo tutte le fasi della sua lavorazione, dallo sbozzo alla ricerca del dettaglio; solo alimentare con la cura del dettaglio sento di aver portato a compimento la mia creazione, non per imitare la natura, ma per il senso di unione mista una condivisione che sento con essa.