CATEGORY
DIMENSIONS
78.00x90.00
YEAR
2023
TECHNIQUE
acrylic painting, copper foil, pencil drawing on wood panel
PRICE
9,000.00 €
ABOUT THE WORK
Material: wood panel,copper foil,brass foil
*VEDI INTRODUZIONE NELLA DESCRIZIONE DELLA PRIMA OPER--------Questo è il racconto ispirato al quadroIO VENGO DAL FANGO, IO VIVO AL FUERA... Read More
*VEDI INTRODUZIONE NELLA DESCRIZIONE DELLA PRIMA OPER
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Questo è il racconto ispirato al quadro
IO VENGO DAL FANGO, IO VIVO AL FUERA
- MA CHE DIAVOLO É QUESTA POLTIGLIA??
- Signore questo è il suo... (spiegazione interrotta da altri stridii)
- GIOVANOTTO, MA LEI VORRA' SCHERZARE, IO NON HO PAGATO 500 EURO PER QUESTO дерьмо, LO PORTI SUBITO VIA PRIMA CHE CHIAMI I CARABINIERI.
Il maître non se lo fece ripetere due volte e fece immediatamente sparire la ripudiata pietanza dal tavolo del cliente perplesso.
Insoddisfatto.
Incazzato nero.
Victor percorse il lungo corridoio che separava la sala da cena alla cucina con la bile inesplosa in gola. Lasciare la pizzeria per uno stipendio poco più alto e assistere quotidianamente a episodi così ignobili gli aveva fatto rimpiangere i suoi trascorsi sereni, quando non doveva compromettere la sua coscienza al punto di doverla ignorare.
Lo vedeva solo con la coda dell'occhio perché si rifiutava di guardarlo apertamente, per sentirsi meno complice. Ma era solo un'illusione, i flebili battiti li sentiva ancora, forse amplificati dal vassoio (o dal suo senso di colpa).
Entrò in cucina e lo appoggiò, o meglio, lo sbatté sul bancone in acciaio che in quel momento gli parve una sala operatoria.
Di fatto lo era. Lì, sul tavolo della sala operatoria Miss Pool aveva appoggiato il corpo di quel povero Daino intorpidito dagli anestetizzanti. Lì, sul tavolo della sala operatoria era accorso Ignazio, esortato dalla stessa Miss Pool, autrice dell'audace cattura, e aveva praticato l'incisione mentre ancora la bestia era viva e si dimenava. Si, perché i russi lo vogliono esclusivamente così: caldo, purpureo e fumante, la conditio sine qua non era che il cuore arrivasse in tavola ancora pulsante. Era chiaro che, affinché tale circostanza si verificasse, dall'estrazione dell'organo alla collocazione dello stesso sotto le fauci del pretenzioso cliente dovesse trascorrere al massimo uno starnuto di cicala.
Così non era stato, lo sapeva bene Victor che, durante la camminata verso la stanza dei commensali, aveva letteralmente soffocato le tormentate palpitazioni del muscolo e, insieme a esso, aveva soffocato anche rabbia e frustrazione. Quel muscolo era arrivato quasi completamente rigido, quasi completamente freddo.
Victor questa volta non ce l'aveva fatta, non era riuscito a servire l'ennesimo omicidio a quei fecondi ottusi, pieni solo di una grande vuoto.
Ora doveva dirlo alla grandissima cacciatrice, ristoratrice, truffatrice e assassina. Miss Pool.
Ma dal modo in cui il soggetto in questione scagliò i suoi effetti personali contro l'uscita di emergenza, il perspicace Victor arguì che non ve ne fosse necessità alcuna.
Quando l'ormai ex cameriere del Ristorante “Cuore, pepe rosa & corna” si ritrovò, suo malgrado (o forse no) nel retro del locale, si sentì colpire alle spalle da qualcosa di viscido e inerte.
Fulminea fu la reazione del giovane che diresse uno sguardo carico di acredine verso Miss Pool, l'autrice del lancio, che contrattaccò in tono calmo se pur imperativo: -tu mi hai fatto perdere 500 euro, e lo sapevi bene che il nostro business sono i cuori di animali selvatici serviti vivi, se vuoi farti venire rimorsi di coscienza fallo fuori da qui e visto che disprezzi il nostro lavoro, disprezzerai anche l'ultima busta paga. A noi fa un immenso piacere conservare questo denaro immondo. Ora sparisci, anima pura.
Miss Pool gli aveva lanciato contro il cuore del daino. Alle spalle. Svilendo lui e l'animale.
Ma infondo anche Victor l'aveva fatto. Corrispondeva a verità che sapesse qual era la frequentazione di quel luogo, corrispondeva a verità che ne conoscesse il menu.
L'ex maître, ormai solo studente di medicina, offrì lo sguardo più desolato che serbasse nel cuore a quel panorama degno di uno scenario apocalittico. Lui, il cuore del daino, e per un istante la stessa Miss Pool, poggiarono le loro estremità inferiori su carcasse di animali spenti nel nome della vacuità e della scelleratezza umana.
Victor si chinò, sudando lacrime gonfie di rancore, prese il cuore del daino e, con la maestria dello specializzando in medicina chirurgica, sondò i corpi senza vita dei “partecipanti” al macabro banchetto in cerca del Suo daino. Tastò una salma ancora calda e ci provò, ricollocò il cuore laddove era stato tragicamente estirpato, cucì, gemette, lagrimò. Non pregò, ma ci credette tanto.
Poi, sconfitto, lasciò quella palude di relitti mai rivendicati.
“Suo daino”, (ormai si era conquistato un nome visto che era praticamente risorto) rimase steso a terra per giorni, un po' per fingersi saggiamente cadavere tra i cadaveri, un po' perché, nutrendosi di cibo in avanzato stato di decomposizione, gli mancavano proteine e vitamine essenziali.
Questa lenta e lontana dall'essere ben eseguita riabilitazione fu causa dell'estrema debolezza delle zampe di Suo daino e di quel manto grigiastro, sottile, quasi diafano.
Il cuoco di “Cuore pepe rosa & corna” non lo vide, Zar, il nuovo maître, non lo vide. Persino la temibile Miss Pool non diede cenno di sorpresa alcuna quando Suo daino si sollevò scricchiolando sulle zampe posteriori e prese la via del bosco.
Suo daino vagava come uno spettro in quello che doveva essere il suo habitat naturale, la foresta, ma che, in queste nuove vesti, sentiva estranea, a tratti ostile. Suo daino si era spesso ritrovato a chiedersi il perché di quello stato d'animo. Non riusciva a darsi una spiegazione, ma forse quelle mani che lo avevano rimesso in vita, gli avevano trasmesso qualche infinita particella di sé, qualcosa di vagamente umano. Per un istante Victor e Suo daino erano entrati in simbiosi come due gemelli omozigoti nell'utero materno. Tanto era bastato.
Come daino era troppo uomo, e come uomo era troppo daino.
Questa condizione di disallineamento alla sua natura intrinseca lo portava inevitabilmente a schivare i suoi simili perché inabile di condividerne entusiasmi e motivazioni, e lo spingeva ad addentrarsi altresì in emozioni e comportamenti prettamente umani.
Fu dunque questa la cagione che accelerò l'ormai ineludibile processo di avvicinamento di Suo daino all'apollinea donna che trovava dimora alle propaggini del bosco il cui sguardo curioso e accogliente allietò la rieducazione del convalescente.
In quella donna, ne era sicuro, albergavano bellezza e magnanimità equamente distribuiti.
In quella donna Suo daino trovò riparo dagli sguardi increduli dei suoi simili. Dalla mano di quella donna Suo daino fu' prima timidamente, poi voracemente sfamato. Grazie a quella donna Suo daino trovò il suo angolo di eden.
Suo daino e Greta (questo il suo nome) erano diventati amici.
Greta nutriva Suo daino con cadenza quotidiana, servendo frutti succosi accompagnati da verdure amorevolmente cucinate al vapore. Il manto di Suo daino aveva ricominciato a splendere fors'anche più di un tempo. Le zampe solide e ben ancorate a terra. Le corna ricche di sali minerali e rigogliose come rami di quercia.
Suo daino era orgoglioso della sua ritrovata forma e con sguardo complice contemplava la sua bella a conferma di un reciproco sentimento.
Greta, dal canto suo, ricambiava con infinite premure e sollecite cure.
I due erano inseparabili, la loro gioia palpabile.
Era giovedì. Giorno di bacche e germogli.
Suo daino si era preparato tutto il giorno per questa serata importante, aveva cercato per ore la bava di lumaca fresca per arrotolarcisi e guadagnare quel pelo liscio e lucente che desiderava sfoggiare in presenza di Greta. La sua umana speciale indossava un elegantissimo abito lungo.
Greta, al cospetto di un esemplare di daino dalla rara e atletica bellezza, chiese al suo animale speciale di avvolgerla con le poderose zampe, in un abbraccio che sanciva, di fatto, l'inizio di una vera e propria storia d'amore.
Suo daino non attendeva che queste parole per cingere la sua dama e offrirle il sentimento più nobile che il suo cuore potesse ospitare.
“Il mio cuore è tuo”, le disse.
E lei se lo prese.
Con gesto fulmineo e precisione goniometrica la fanciulla infilò quella carezzevole mano divenuta un infallibile artiglio tra i punti di sutura ancora chiaramente visibili sul petto del cervide. Nel farlo, ancor più si avvicinò al volto del daino, ancor più lo sguardo dritto negli occhi.
“Questo cuore”, sentenziò lei “è sempre stato mio, me lo sto solo riprendendo.”
Suo daino era confuso, la fissava, e quello sguardo gli rimembrava qualcosa che forse aveva deciso di ignorare, forse voluto dimenticare.
Mentre Greta trascinava il corpo quasi esanime della bestia sul retro della casa, Suo daino Vide. Vide gli altri corpi. E iniziò a ricordare. Vide il retro dell'edificio che emergeva dalle tenebre adiacente la casa di Greta. Vide “Cuore pepe rosa & corna”. E mentre l'ultimo alito di vita usciva dal petto di Suo daino, l'animale udì chiaramente una voce appellare Greta, la Sua Greta: -Miss Pool la prego faccia in fretta, i russi aspettano!”.
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